DON ÁNGEL FERNÁNDEZ ARTIME, X SUCCESORE DI DON BOSCO

Iniziano le celebrazioni del bicentenario della nascita di Don Bosco
Włodzimierz Rędzioch intervista il nuovo Rettore Maggiore dei salesiani

Ángel è nato il 21 agosto 1960 a Luanco, un porto nelle Asturie, nel nord della Spagna, in una famiglia dei pescatori. Sua mamma, Isabel Artime, coniugata Fernández, gestiva una pescheria dove si vendeva il pesce pescato dal marito. Così i primi anni della sua vita il piccolo Ángel li passò nel paesino sul mare, tra i pescatori. Quando aveva dieci anni decise, incoraggiato dall’amica di famiglia, di andare a studiare dai salesiani a Leon. Finita la scuola elementare non tornò a Luanco, perché voleva continuare gli studi al liceo di León.

La signora Isabel lo ricorda come un ragazzo gentile e buono, dolce e molto affettuoso. Nel figlio, già da quando era giovane, apprezzava il senso di responsabilità verso tutti e verso i suoi compiti. Secondo lei, il carattere del figlio si è formato nell’atmosfera della fede vissuta nella famiglia, famiglia molto credente.

Formatosi dai salesiani decise di diventare uno di loro: il 3 settembre 1978 ha emesso la sua prima professione, il 17 giugno 1984 i voti perpetui a Santiago de Compostela, infine è diventato sacerdote il 4 luglio 1987 a León. Ha conseguito la Laurea in Teologia Pastorale e la Licenza in Filosofia e Pedagogia.

Originario dell’Ispettoria di León, è stato Delegato della Pastorale giovanile, Direttore della scuola di Ourense, membro del Consiglio e Vicario ispettoriale e, negli anni 2000-2006, Ispettore. È stato membro della commissione tecnica che ha preparato il 26. Capitolo Generale. La vita di don Ángel è cambiata radicalmente quando nel 2009 è stato nominato Ispettore dell’Argentina Sud. In quel Paese sudamericano ha avuto modo di conoscere e collaborare con l’allora arcivescovo di Buenos Aires, card. Jorge Mario Bergoglio, oggi Papa Francesco.

Quando lo scorso 23 Dicembre era stato nominato Superiore della nuova Ispettoria della Spagna Mediterranea, dedicata a “Maria Ausiliatrice”, non aveva pensato che da lì a qualche mese – esattamente il 25 marzo 2014 - lo avrebbe aspettato un’altra sorpresa: il 27° Capitolo Generale dei salesiani l’ha eletto come nuovo Rettor Maggiore e X Successore di Don Bosco. Da quel giorno don Fernández Artime guida la grande Famiglia salesiana presente oggi in 135 Paesi.

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15 agosto a Castelnuovo il nuovo Rettor Maggiore dei salesiani don Ángel Fernández Artime ha celebrato la Messa solenne dell’inizio delle cellebrazioni del bicentenario della nascita di don Giovanni Bosco. Le celebrazioni avranno un carattere particolare a Torino, la città a cui don Bosco fu legato in modo particolare: quì si avrà l’ostensione straordinari della Sindone e la visita di Papa Francesco a giugno 2015 r.

In occasione del bicentenario ho intervistato il nuovo Rettor Maggiore.

WŁODZIMIERZ RĘDZIOCH: - Duecento anni fa nasceva san Giovanni Bosco. Potrebbe ricordare brevemente la sua spiritualità e il carisma della Congregazione da Lui fondata?

DON ÁNGEL FERNÁNDEZ ARTIME - Don Bosco ha capito subito che i giovani aprono il loro cuore alle persone che vogliono bene a loro. Si aprono al mondo se hanno fiducia negli educatori. La spiritualità salesiana significa aiutare i giovani a crescere umanamente, come uomo e come donna, e ad avvicinarsi a Dio. Per realizzarlo usiamo la pedagogia che noi, salesiani, chiamiamo “sistema preventivo”. Più che un sistema pedagogico è un metodo per aiutare il giovane a capire il senso della vita, ad aprirsi alla trascendenza, a scoprire il Signore nella sua vita, a vivere con gioia.

- Qual è oggi la realtà della Congregazione e della Famiglia Salesiana?

- La realtà della congregazione salesiana da un lato è simile quella dei tempi di don Bosco, dall’altro molto diversa. Alla morte del Fondatore i salesiani erano 156 (in Italia e anche in Argentina), oggi, grazie a Dio, siamo 15 mila sparsi in 135 Paesi del mondo. Tutta la famiglia salesiana è composta da 30 gruppi che si richiamano al carisma di don Bosco. Ho detto che la realtà è anche la stessa perché continuiamo ad occuparsi dell’educazione dei giovani e il cuore dei giovani è lo stesso di cento anni fa. Sono convinto che oggi don Bosco, per essere vicino ai giovani, sarebbe un educatore molto vicino al mondo digitale, perché è il mondo dei giovani.

- Questo vuol dire che il mondo virtuale ha sostituto il famoso oratorio salesiano?

- No. L’oratorio per don Bosco era il cortile dove il giovane poteva vivere con gioia, giocare, studiare ed essere aiutato ad avvicinarsi a Dio. Allora l’oratorio come metodo educativo rimane sempre valido. Ma oggi abbiamo anche i cortili virtuali. Anche io spesso “incontro” i giovani attraverso i messaggi sms, facebook, posta elettronica. Dobbiamo accettare che i giovani di oggi leggono meno libri e trovarli dove loro comunicano.

- Il 16 agosto Lei ha aperto a Castelnuovo d’Asti, paese natale di don Bosco, le celebrazioni del bicentenario della nascita del Fondatore. Voi, salesiani, come volete impiegare quest’anno delle celebrazioni?

- Prima di tutto non vogliamo un anno di grandi celebrazioni formali, anche se ci sarà un congresso storico e un altro pedagogico. Per noi dovrebbe essere un’occasione per chiederci: don Bosco cosa farebbe oggi? Le do un esempio concreto: in Sierra Leone abbiamo ristrutturato una piccola scuola per ospitare una ottantina di orfani che hanno perso i genitori a causa dell’Ebola. Allora il vero senso del bicentenario è di mobilitarci ancora di più nel nostro compito di aiutare i ragazzi più bisognosi di oggi. Abbiamo pensato anche di fare un grande raduno dei giovani del mondo.

- Don Bosco è un santo legato strettamente alla città di Torino. Le celebrazioni di don Bosco in questa città piemontese saranno arricchite grazie alla nuova ostensione della Sindone e dalla visita di papa Francesco nel mese di giugno. Che cosa può dirci a questo proposito?

- Noi viviamo l’anno del bicentenario come un anno di grazia. Il Papa ci farà questo grande regalo andando a Torino. Non sappiamo ancora se vorrà andare a Valdocco (rione di Torino, centro principale dei salesiani con il santuario di Maria Ausiliatrice) o a Colle don Bosco (dove è nato Giovanni Bosco). Crediamo che Francesco porta nel cuore un grande amore per la Madonna Ausiliatrice e per don Bosco.

„Niedziela” 5/2015

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