Il movimento francese “Manif pour tous”, esempio per tutti
La società civile in Francia rimane mobilitata contro i matrimoni e adozioni gay

Eugenia Roccella, vicepresidente della Commissione Affari Sociali del Parlamento italiano, già portavoce del “Family Day” in Italia, ha partecipato, da invitata, nella grande manifestazione parigina contro la legge socialista sulle nozze e adozioni gay che si è svolta a Parigi domenica del 26 maggio organizzato dal movimento popolare “Manif pour tous”. Ho intervistato l’on. Roccella per capire qual è il significato della grande mobilitazione della società francese contro la rivoluzione antropologica imposta dal presidente Holland.

Włodzimierz Rędzioch: - Onorevole, le autorità francesi e i media pro-governativi sottolineavano che alla manifestazione hanno partecipato “poche” persone: 150 mila. Ovviamente per sminuire il valore della protesta della società civile. Quanti eravate in realtà?

On. Eugenia Roccella: - Eravamo almeno un milione, tenendo conto che l’Esplanade des Invalides, dove si svolgeva la manifestazione, sono circa 10 ettari strapieni di gente. Basta vedere le fotografie! Per di più c’erano tre cortei che confluivano sulla piazza e non tutti sono riusciti ad entrare.

- Da chi è composto il movimento “Manif pour tous”?

- Cosa fondamentale: questo movimento è nato dal basso, è spontaneo, auto-organizzato e auto-finanziato, in cui c’è la prevalenza di giovani. Basta dire che dell’organizzatore della logistica e della sicurezza si occupava un ragazzo di 22 anni. Anche la persona che per ore moderava la manifestazione era un giovane militante, non professionista. La Francia si pensava un Paese profondamente laicizzato e scristianizzato, invece in un Paese così è nata dal basso una ribellione. Ovviamente al movimento partecipano le varie associazioni di famiglie, pro-life, ecc., ma la Chiesa non l’ha promosso anche se è coinvolta, perché la maggioranza dei partecipanti sono cattolici, e condivide le preoccupazioni del movimento.

- Lei, l’unico politico italiano, è stata invitata a parlare durante il raduno? Che cosa ha detto ai manifestanti?

- Ho detto che il matrimonio omosessuale non può essere considerato come il riconoscimento e l’estensione a tutti di un diritto. Il matrimonio non è un diritto individuale ma un’ istituzione millenaria che in questo modo non viene allargata ma completamente svuotata: il matrimonio si fonda sulla generazione, non serve a tutelare la coppia, ma a tutelare i figli. Tutti gli uomini sono figli di un uomo ed una donna, figli di un padre ed una madre. Se tocchiamo un punto così fondamentale, cosi profondamente connaturato all’essere uomini, nasce una spontanea ribellione. Perché noi vogliamo continuare a chiamare i nostri genitori: papà e mamma, vogliamo che i nostri figli possano chiamarci: papà e mamma. Questo è il punto. Questo non ha niente ha che fare con l’omofobia.

- Che cosa si nasconde dietro le richieste del riconoscimento delle nozze e adozioni gay, dell’introduzione del concetto “genere”, dell’approvazione delle leggi sull’omofobia? Qual è la vera posta in gioco?

- Va notato che in tutti i Paesi dove sono state riconosciute le unioni civili poi si è passato al matrimonio: dalla Danimarca fino al Portogallo; adesso la Francia ed l’Inghilterra. In Germania la Corte Costituzionale ha riconosciuto tutti di diritti del matrimonio alle unioni civili.

- A volte si pensa che riconoscendo le unioni civili si evita il riconoscimento dei “matrimoni” omosessuali…

- Invece non è assolutamente così. L’obiettivo delle associazioni omosessuali non è il riconoscimento delle unioni civili, di alcuni diritti individuali che vengono garantiti già dalle leggi esistenti o dalla giurisprudenza. Il problema è che si vuole la completa destrutturazione del matrimonio e dell’idea della differenza sessuale. Anche parlando dell’omofobia: basterebbero gli ordinari strumenti giuridici per combatterla. Perché si vuole creare una speciale categoria di discriminazione? Tutto questo serve per tracciare il percorso di arrivare al matrimonio omosessuale, con figli adottati o ottenuti attraverso pratiche di laboratorio, e la reversibilità delle pensioni. Ma in questo modo si fa saltare l’antropologia su cui è fondata la nostra civiltà.
Un altro grande problema collegato alle rivendicazioni dei gay è quello delle tecniche della procreazione assistita. Non a caso il passo successivo previsto da Holland era la cosiddetta maternità surrogata, cioè l’affitto dell’utero. L’adozione dei bambini serve solo per legittimare l’idea di possesso dei bambini. Ormai le coppie omosessuali si rivolgono a un nuovo mercato che si è creato intorno alla fecondazione artificiale. Esiste il commercio dei gameti, degli embrioni, (in America gli embrioni si possono comprare nelle speciali banche), o i contratti di affitto dell’utero, come se la maternità e la paternità fossero riducibili a un puzzle biologico: gli ovociti da una donna, l’utero da un’altra, e così via. E’ un grande mercato che gira principalmente intorno al corpo della donna.

- Onorevole, cosa può fare in altri Paesi la gente comune che non vuole passivamente guardare alla deriva antropologica dell’Europa?

- Io penso che il segnale francese sia molto importante, perché nessuno se lo aspettava dalla Francia: Nell’Italia “cattolica” tale reazione sarebbe magari scontata, nella Spagna di Zapatero è stata trattata come un rigurgito clerico-reazionario che si opponeva al progresso. In Francia, dopo 13 anni di pacs (unioni civili) contro di cui nessuno protestava, Holland non si aspettava minimamente una reazione così popolare, tenace e lunga. Voleva fare la politica dei fatti compiuti, varando la legge con un mese d’anticipo. Ma la reazione c’è stata, perché con la sua politica Holland ha fatto violenza a sentimenti molto radicati. E’ un segnale in controtendenza perché mostra che soprattutto nei Paesi con radici cattoliche toccando corde così profonde una reazione si produce.

- In pratica cosa possiamo fare?

- Prima di tutto, fare campagne e battaglie ognuno nel proprio Paese. In secondo luogo, creare una rete europea di resistenza. In Europa attraverso le sentenze, le risoluzioni dell’UE, battaglie dei circoli omosessuali nei singoli Paesi c’è una grande pressione verso la distruzione della differenza sessuale. Il matrimonio gay sta diventando un luogo comune, un normale sintomo del progresso e non una profonda modificazione antropologica, di cui non conosciamo le conseguenze. Con le tecniche di procreazione assistita un bambino può avere 4 genitori biologici più altri due sociali: noi non sappiamo cosa produce questa confusione genetica, sia psicologicamente sia, nel lungo periodo, sul piano fisico.

- Come mai i circoli ideologizzati degli omosessuali hanno un appoggio incondizionato di tanti ambienti politici e culturali e dei media?

- Prima di tutto bisogna dire che la campagna degli omosessuali è stata una enorme e fortunatissima campagna di marketing ideata e messa in atto a partire dagli anni 80. Grazie a questa campagna è passata l’idea che le richieste degli omosessuali sono una lotta per l’eguaglianza. Contro la discriminazione.
Nel frattempo si è verificata una progressiva slabbratura del senso di comunità e l’individualizzazione della società, dove ogni individuo persegue esclusivamente la propria felicità, che consiste nella realizzazione dei desideri immediati. E’ nata una cultura contro la famiglia, percepita come luogo di violenza e di repressione dei più deboli, cioè delle donne e dei bambini. Cristopher Lasch già negli anni Settanta parlava di “cultura dell’antifamiglia”.
Man mano il personalismo cristiano è stato sostituito da un individualismo senza radici in cui l’individuo è prima di tutto un consumatore, non una persona che vive in un tessuto di relazioni. Anche l’idea di autodeterminazione dell’individuo è un’idea che contrasta con la realtà dei fatti: gli esseri umani nascono all’interno di un corpo della donna, cioè in relazione strettissima con un’altra persona. Nell’infanzia, in vecchiaia, nei periodi di malattia, fragilità e di bisogno l’individuo dipende dagli altri, così come gli altri hanno bisogno di noi. Noi sempre siamo immersi nel tessuto di relazioni, abbiamo bisogno degli altri. Se si concepisce l’indipendenza come sganciarsi da queste relazioni nasce l’idea di felicità come realizzazione dei desideri egoistici e l’abolizione di qualsiasi limite (fino ad oggi tutta la cultura occidentale è stata fondata sul concetto di limite).

- Mentre tantissimi francesi dimostravano per difendere il matrimonio composto da un uomo e una donna, a Cannes la Palma d’Oro la vinceva un film su un amore tra due donne con le scene di sesso saffico. Questo è l’ultimo esempio della martellante propaganda omosessuale che va alla grande in tutto il mondo…

- Questo significa che il marketing omosessuale funzionava e funziona benissimo. Ma vuol dire anche che non ci sono più discriminazioni culturali e sociali verso gli omosessuali. Vuol dire, per esempio, che non c’è bisogno di una legge speciale sull’omofobia, visto che c’è una totale accettazione delle coppie omosessuali.

- Alla fine volevo ricordare i fatti inquietanti: la polizia francese nelle scorse settimane ha preso di mira i manifestanti che venivano arrestati e fermati; gli esponenti di punta del movimento devono vivere sotto scorta per paura degli attacchi; i volontari e collaboratori della “Manif” hanno subito aggressioni fisiche ed insulti. La democrazia francese sta diventando giacobina?

- Assolutamente si. Ormai nell’Occidente domina un atteggiamento culturale che potremmo definire non più soltanto come politicamente corretto, ma anche “laicamente corretto”; e a guardia di queste forme di laicismo autoritario si mette l’apparato statale. In alcuni casi possiamo parlare dei “talebani della laicità”. Per questo motivo noi, cattolici, abbiamo davanti un problema enorme della libertà religiosa che viene sistematicamente limitata.
Le do un piccolo esempio concreto: durante il mio soggiorno a Parigi soggiornavo in un albergo del centro. Per controllare il testo del mio discorso scritto in francese ho chiesto aiuto alla reception. Una dipendente che parlava anche l’italiano si è resa disponibile a correggere il testo. Il giorno seguente questa ragazza, che era cattolica praticante, è venuta anche alla manifestazione. In questi giorni ho ricevuto la notizia che la stanno licenziando per il suo presunto comportamento omofobo, accusandola di aver fatto nell’albergo una riunione politica! Questa ragazza ha dovuto mettere tutto nelle mani dell’avvocato. Ma questo vuol dire che l’atmosfera si sta facendo davvero pesante.

- Siamo ormai alla caccia contro i presunti omofobi. Chi sa se dobbiamo aspettarci anche “le notti dei cristalli” contro i cattolici politicamente scorretti?

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