Il 24 maggio, il giorno della preghiera per la Chiesa in Cina

Intervista con p. Bernardo Cervellera dal PIME, direttore dell’Agenzia AsiaNews

Mentre in Vaticano si svolgeva il Conclave per scegliere il nuovo Vescovo di Roma dopo la rinuncia di Benedetto XVI, d’altra parte del mondo in Cina si svolgeva un altro “conclave”, “conclave rosso”, cioè l’Assemblea Nazionale del Popolo, che ha ratificato la nomina di Xi Jinping come nuovo presidente (precedentemente a novembre scorso durante il Congresso del Partito Comunista Xi è stato scelto segretario del Partito unico che conta 80 milioni di iscritti). Si parla della “quinta generazione” dei dirigenti comunisti che governano il più popoloso Paese del mondo dal 1949): il primo fu Mao Tse tung, leader della rivoluzione comunista che guidò la Cina fino alla morte nel 1976; il secondo, Deng Xiaoping, comunista sopravissuto alle purghe della rivoluzione culturale, lanciò la politica delle riforme economiche e fece delle aperture dopo l’epoca di Mao; gli succedono due leader molto legati lui: Jiang Zemin (terza generazione) e Hu Jintao (quarta generazione, 2002-2013). Da quest’anno una nazione di 1,3 miliardi cittadini viene guidata da un uomo di 59 anni che rappresenta la “quinta generazione” del regime cinese, marxista ed ateo.

WŁODZIMIERZ RĘDZIOCH: – P. Cervellera, quale Cina governerà Xi Jinping?

P. BERNARDO CERVELLERA: – Con la transizione del potere supremo diversi osservatori, cattolici e non, hanno nutrito speranze che la nuova leadership potesse cambiare le cose in Cina. Nonostante l’enorme crescita economica – anch’essa comunque in rallentamento rispetto agli anni precedenti – il Paese è dilaniato da enormi contraddizioni e ingiustizie sociali. Il monopolio partitico, la legge sul figlio unico e la poca tutela dei lavoratori dovrebbero essere le prime sfide per il nuovo esecutivo. Molte volte, in questi mesi, Xi Jinping ha predicato contro la corruzione dei quadri del Partito, che mette a rischio la stessa sopravvivenza dell'apparato. Egli ha anche predicato il rispetto della costituzione e delle leggi, affermando che nessuno, nemmeno i membri del Partito, sono al di sopra delle leggi. Con tali credenziali, molti scommettevano che “non appena prenderà tutto il potere, Xi Jinping metterà a posto le cose” e inizierà un “periodo di riforme” anche politiche. È vero che nei mesi precedenti alla sua elezione Xi Jinping si è mostrato interessato alle proposte di riforme di un gruppo di intellettuali, ma il problema è che tutti questi non mettono per nulla in dubbio il monopolio del potere del Partito comunista. Molti analisti vedono proprio in questo monopolio la causa di tutta la corruzione e delle tensioni sociali presenti in Cina. Anche Xi Jinping, in questi mesi, non ha mai messo in discussione tale elemento. Anzi: la lotta alla corruzione, le riforme (soprattutto economiche), la sobrietà che egli predica servono a rafforzare questo monopolio, eliminando possibili contestazioni della popolazione alle prese con ingiustizie, miseria e inflazione galoppante. Lo stallo sul monopolio politico rischia di essere un segno di stallo per tutto il resto, ed è un fatto che fino ad ora non sia cambiato nulla, tanto meno dal punto di vista della libertà religiosa.

– Il regime comunista di Pechino per tanti anni ha perseguitato tutte le religioni, compreso il cristianesimo. Negli ultimi decenni i comunisti hanno cambiato la tattica, puntando a controllare i fedeli dall’interno. Con questo scopo è nata la Chiesa “patriottica” cattolica riconosciuta dal regime perché completamente controllata: circa 6 milioni di fedeli. Altri 10 milioni fedeli al Papa si riconoscono nella “Chiesa sotterranea”, bandita dal regime. Potrebbe dirci in che modo il partito comunista controlla la Chiesa “patriottica” e quale sono forme di persecuzione della Chiesa “sotterranea”?

– Il controllo del governo sulla Chiesa cattolica – ufficiale e non ufficiale – è molto stretto. Pechino impone a vescovi, sacerdoti, religiosi e religiose l’iscrizione all’Associazione patriottica, un’emanazione del Partito comunista, per poter svolgere una normale attività pastorale. Inoltre, utilizza un sistema di premi e punizioni per incentivare la collaborazione e punire la testardaggine: tutti i vescovi illeciti ordinati nell’ultimo anno sono stati nominati deputati all’Assemblea nazionale del popolo; coloro che – seguendo le indicazioni della Lettera di Benedetto XVI alla Chiesa cinese del 2007 – rifiutano il controllo dell’AP (che il Papa ha definito “incompatibile” con la fede cattolica) vengono invece prima ammoniti e poi arrestati.
Per quanto riguarda la Chiesa non ufficiale essa è, senza troppi giri di parole, illegale agli occhi di Pechino. Ovviamente in diverse parti del Paese i vescovi e sacerdoti non ufficiali hanno un certo grado di libertà, ma molto spesso subiscono il controllo delle autorità e periodi di detenzione illegale più o meno lunghi. Ricordiamo che vi sono due vescovi sotterrani scomparsi da anni nelle mani della polizia, mons. Giacomo Su Zhimin e mons. Cosma Shi Enxiang; poi vi sono decine di sacerdoti ai lavori forzati.

– Per volere di Benedetto XVI, il 24 maggio, la festa della Santa Maria Ausiliatrice, tutto la Chiesa cattolica prega per la Chiesa in Cina. Che cosa dovremmo augurare nelle nostre preghiere ai nostri fratelli in Cina?

– Soprattutto libertà. La comunità cattolica cinese è, nonostante alcuni piccoli segnali, ancora nel mirino delle autorità. Anche davanti a gesti concreti di apertura e proposte di dialogo, il governo di Pechino ha risposto con provocazioni e limitazioni. Oltre ai vescovi ricordati prima, dobbiamo il legittimo vescovo di Shanghai mons. Taddeo Ma Daqin, messo agli arresti domiciliari per aver rifiutato di appartenere all’Associazione patriottica. Fino a poco tempo fa era rinchiuso proprio nel seminari di Sheshan, vicino al santuario. Ma prima del mese di maggio, quando iniziano i pellegrinaggi alla Madonna, le autorità lo hanno spostato per non farlo incontrare con nessuno. Bisogna pregare affinché le autorità guardino con occhi nuovi al cristianesimo e al suo apporto alla società, senza i pregiudizi di un’era ormai finita.

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