Erdogan contro Gülen: lo scontro dentro l’islam turco

WłodzimierzRędzioch intervista prof. Massimo Introvigne

- Professore, Lei nella nostra recente intervista sulla Turchia ha segnalato “un problema che all’estero non è quasi mai capito esattamente, cioè un dissidio non tra islamici e laici ma all’interno dello stesso Islam politico turco e del mondo delle confraternite islamiche di cui fa parte anche Erdogan, fra il governo e l’influente predicatore turco residente negli Stati Uniti FetullahGülen, che in Turchia controlla un impero economico, mediatico ed educativo e che è diventato un nemico giurato del presidente”. Per capire questo scontro bisogna sapere chi è FetullahGülen. Potrebbe aiutarci?

- L'Islam turco - e, per la verità, mondiale - è caratterizzato da una forte presenza di confraternite. Forse la più grande, e per molti la più antica, è la confraternita detta Naqshbandiyya che conta sessanta milioni di membri nel mondo ed è divisa in decine di branche diverse. Erdogan si è formato religiosamente e politicamente in una branca della Naqshbandiyya, detta Gümüshanevi e guidata a Istanbul da MehmedZahidKotku (1897-1980). In un'altra branca della stessa confraternita si è formato Said Nursi (1873-1960), uno dei più importanti pensatori turchi del XX secolo, fondatore del movimento Nur ("Luce"). Morto Nursi, come spesso accade, i suoi discepoli si sono divisi in vari gruppi. Il più grande è quello guidato da FethullahGülen, ma ce ne sono altri. Tutti questi movimenti presentano certamente delle differenze fra loro, ma condividono la visione di fondo di un Islam politico "centrista", critico rispetto alle posizioni più radicali dei Fratelli Musulmani ma fermo nel rifiutare il modello laico di sviluppo della Turchia voluto da KemalAtatürk (1881-1928) e dai militari e giudici turchi che si ispirano all'Atatürk. Le idee dell'Islam politico che si ispira alla Naqshbandiyya in Turchia sono probabilmente condivise dalla maggioranza della popolazione. Tuttavia per settant'anni ogni tentativo di costituire governi ispirati all'Islam politico è stato stroncato dai militari con i colpi di Stato e dai giudici che hanno messo fuori legge i partiti islamici. Contro questo stato di cose è nata una coalizione che ha messo insieme molte anime dell'Islam politico turco - emarginando quelle più vicine ai Fratelli Musulmani, considerate troppo estremiste, che erano andate al potere per un anno nel 1996 con il primo ministro NecmettinErbakan (1926-2011), ma erano state subito stroncate dai militari e dai giudici - e che ha portato Erdogan alla carica di sindaco di Istanbul nel 1994 e poi di primo ministro dopo le vittoriose elezioni del 2002. Da allora il partito di Erdogan ha vinto tutte le elezioni ed è sempre rimasto al potere. Di questa coalizione faceva parte anche Gülen, le cui radici e le cui idee sul rapporto tra religione e politica non sono molto distanti da quelle di Erdogan, anche se Gülen si considerava minacciato dai militari kemalisti ed è sempre rimasto a vivere negli Stati Uniti, dove si era trasferito nel 1999. Benché ci siano sfumature sui rispettivi modi di interpretare gli insegnamenti di radice Naqshbandi, si può dire che Erdogan e Gülen per anni siano stati persino amici (insieme si sono opposti non solo ai kemalisti ma anche ad Erbakan) e che comunque le distanze fra loro siano infinitamente minori di quelle che ci sono fra entrambi e i laici che si ispirano a KemalAtatürk.

- Gülen è a capo di un movimento chiamato “Hizmet” che conta milioni di adepti e disponne di una grande rete di scuole, università, televisioni, giornali e think-tank in tutto il mondo. Qual è lo scopo di questo predicatore islamico e il movimento da lui fondato?

- Prendendo a prestito un'espressione di San Giovanni Paolo II, possiamo dire che Gülen e Hizmet propongono una sorta di "nuova evangelizzazione" del mondo islamico. Certamente nei 140 paesi del mondo dove opera Hizmet svolge anche un'attività missionaria nei confronti di non musulmani. Ma il suo primo scopo è "risvegliare" i musulmani diventati tiepidi e ricondurli a una pratica attiva della fede. Stiamo parlando di musulmani, e di una tradizione che fa parte dell'Islam politico, dove la distinzione fra religione e politica è quasi impossibile. Quindi ricondurre un musulmano alla fede significa anche farne un militante che lotta per la trasformazione della società alla luce del Corano, anche se Gülen - come del resto Erdogan - è critico rispetto al letteralismo dei gruppi fondamentalisti e propone una versione "modernizzata" dell'Islam politico.

- Gülen dal 1999 vive negli Stati Uniti dove si è rifugiato perché malvisto dai governi laici allora al potere in Turchia. Adesso al potere c’è il partito islamista, l’Akp, perché allora Gülen si sta scontrando con Erdogan?

- Come dicevo, dai primi anni 1990 al 2010, cioè per vent'anni, Erdogan e Gülen hanno collaborato per smantellare il kemalismo e ridurre il potere dei militari e dei giudici. Una delle strategie adottate da Gülen è stata quella di svolgere la sua evangelizzazione in un corpo particolare, la polizia turca, che è tradizionalmente meno "laica" dell'esercito. A poco a poco migliaia di ufficiali di polizia, tra cui alcuni di vertice, hanno aderito al movimento di Gülen. Altre strategie hanno portato Gülen a investire considerevoli risorse per acquistare una posizione egemonica in Turchia nel settore dei grandi giornali e in quello delle scuole e università private. Insisto che per vent'anni tutto questo stava più o meno bene ad Erdogan, perché contribuiva all'opera di smantellamento del kemalismo. Sennonché a un certo punto Erdogan ha avuto l'impressione - difficile dire se esatta o meno - che Gülen avesse costituito, in particolare attraverso il sostanziale controllo della polizia, uno Stato nello Stato e aspirasse a soppiantarlo. Lo scontro è avvenuto nel 2011 quando la polizia ha cercato di intervenire contro la dirigenza dei servizi segreti turchi, accusati di trattare sottobanco con le organizzazioni estremiste curde. Ora, la dirigenza dei servizi segreti era composta da fedelissimi di Erdogan, che vi ha visto la prova di un complotto della polizia, cioè in sostanza di Gülen, per rovesciarlo. Nel 2013 poi la polizia ha arrestato con varie accuse i figli di tre ministri di Erdogan, che hanno dovuto dimettersi. Questo ha finito di convincere Erdogan che si stava preparando un colpo di Stato contro il suo governo organizzato dalla polizia e da Gülen. Dal momento che controlla i servizi segreti, e che comunque in Turchia l'esecutivo ha poteri molti estesi, nel 2014 ha decapitato la polizia, arrestando centinaia di ufficiali superiori e licenziandone migliaia, e ha fatto spiccare un mandato di arresto contro Gülen. Ha anche fatto arrestare il direttore del più venduto quotidiano turco, Zaman, che appartiene al movimento di Gülen. Anche dei giudici vicini a Gülen sono stati accusati di essere parte del complotto e incriminati. E molte scuole di Gülen sono state chiuse.

- Erdogan viene accusato di avere mire neo-ottomane. Invece i nemici di Gülen lo accusano di avere un piano segreto per creare, anche lui, un califfato e citano le sue parole che inquietano: “Penetrate nelle arterie del sistema senza che nessuno noti la vostra esistenza finché non raggiungete i centri del potere”. Allora dietro i begli slogan di lavorare per “il bene comune” c’è un’agenda segreta che dovrebbe preoccuparci?

- Alla fine l'agenda di Gülen e quella di Erdogan non sono molto diverse. Entrambi vogliono completare la liquidazione delle strutture laiche della Turchia kemalista e costruire uno Stato ispirato all'Islam politico - a un Islam politico "dal volto umano", che possa essere accettato dall'Europa e dagli Stati Uniti, evitando i toni bellicosi della galassia che viene dai Fratelli Musulmani. Entrambi sono anzitutto dei sunniti, e dei nazionalisti turchi, per cui per esempio detestano Assad, che fa parte di uno scisma sciita e discrimina i sunniti in Siria, e diffidano dei curdi. Per cui considerano l'ISIS un male, ma un male minore rispetto all'irredentismo curdo o al regime di Assad. È in corso un gioco delle parti retorico a uso soprattutto degli occidentali dove, sapendo bene l'emozione che suscitano parole come "califfato" e "fondamentalista", Erdogan e Gülen si accusano a vicenda di essere fondamentalisti e di volere un califfato. E spesso gli occidentali non capiscono quanto i lori due progetti siano vicini e immaginino per la Turchia un futuro simile: naturalmente, con una forte divergenza su chi debba guidarlo...

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