La prassi pastorale della Chiesa deve essere coerente con la dottrina

Intervista del Cardinale Ennio Antonelli, Presidente emerito del Pontificio Consiglio per la Famiglia concessa a Włodzimierz Rędzioch

Ennio Antonelli è nato a Todi e è stato ordinato sacerdote per la sua diocesi nel 1960. Nel 1982 è nominato vescovo di Gubbio, quindi promosso arcivescovo di Perugia-Città della Pieve (6 novembre 1988). Nel 1995 viene nominato da Giovanni Paolo II segretario generale della Conferenza Episcopale Italiana. Nel 2001 il Papa lo nomina arcivescovo metropolita di Firenze e lo crea cardinale nel 2003. Dal 2008 al 2012 da presidente ha guidato il Pontificio Consiglio per la Famiglia e in tale veste ha organizzato due incontri mondiali delle famiglie: a Città del Messico (2009) e a Milano (2012). Il cardinale ha voluto dare un suo contributo nelle discussioni tra le due Sinodi sulla famiglia scrivendo una agile libro intitolato “Crisi del Matrimonio & Eucaristia” (Edizioni Ares, Milano) per affrontare la questione specifica della comunione eucaristica alle coppie dei divorziati risposati.

Włodzimierz Rędzioch:- Eminenza, come mai questo primo Sinodo tenutosi ad ottobre ha causato non poco disorientamento tra una parte dei fedeli e ha suscitato tantissime aspettative tra gli altri?

Card. Ennio Antonelli: - I fedeli si trovano posizionati tra l’insegnamento tradizionale della Chiesa (esercizio onesto della sessualità solo nel matrimonio, indissolubilità del matrimonio, seconda unione dei divorziati gravemente disordinata) e l’ideologia oggi dilagante nella cultura e nel costume (liceità di ogni comportamento sessuale ad eccezione della violenza e della pedofilia; approvazione del divorzio, della seconda unione, della convivenza compresa quella tra omosessuali). L’assemblea sinodale dello scorso ottobre ha dato l’impressione, enfatizzata dai media, di fare qualche apertura all’odierno permissivismo sessuale. Di qui il disorientamento degli uni e le aspettative degli altri.

- Come mai Lei, Eminenza, ha ritenuto opportuno prendere parte nella discussione su uno degli argomenti “delicati” affrontati durante il Sinodo: “la comunione ai divorziati”, pubblicando un libro? Perché questo argomento è così importante?

- La comunione eucaristica ai divorziati civilmente risposati comporta che si accetti come lecita la seconda unione, pregiudicando l’indissolubilità del precedente matrimonio (l’unico autentico). Si finisce per ridurre il matrimonio indissolubile a un ideale, auspicabile per tutti, ma realizzabile per pochi. Invece esso è dono irrevocabile di Dio che rende possibile anche la fedeltà dell’uomo, come molte famiglie esemplari di fatto testimoniano.

- Eminenza, si può concedere l’eucaristia ai divorziati per i motivi pastorali, senza cambiare la dottrina cattolica circa il matrimonio?

- La prassi pastorale deve essere coerente con la dottrina. Se il matrimonio sacramentale, rato e consumato, è indissolubile, non è peccato solo il fallimento di esso (cioè il divorzio), ma anche e soprattutto la seconda unione, qualificata da Gesù stesso come adulterio (Mc 10, 11-12). A volte la separazione dei coniugi può diventare il male minore e può rendersi perfino necessaria. Mai però è lecito procedere a una seconda unione (cf 1Cor 7, 10-11; Concilio di Trento, Canoni 5 e 7). Per accogliere la misericordia di Dio e ricevere il suo perdono, è necessario convertirsi, rinunciare cioè alla seconda unione (che è adulterio), interrompendo la convivenza o almeno la relazione sessuale con una persona che non è il proprio vero coniuge. Infatti la relazione sessuale è una dimensione dell’amore coniugale, anzi l’espressione propria ed esclusiva di esso (Cf Concilio Vaticano II, Gaudium et Spes, 49).

- Si possono ipotizzare tali “concessioni” senza compromettere il Magistero di papi precedenti fino a san Giovanni Paolo II e Benedetto XVI?

- San Giovanni Paolo II e Benedetto XVI escludono dalla comunione eucaristica (ma non dalla vita ecclesiale, né tantomeno dalla misericordia di Dio) i divorziati risposati soprattutto per un motivo dottrinale: la loro situazione è oggettivamente in contrasto con l’Eucaristia, sacramento dell’amore sponsale e sempre fedele di Cristo per la Chiesa. L’insegnamento dei due Papi coincide con quello dato per secoli dai loro predecessori e dai vescovi cattolici in comunione con la Sede di Pietro. Non è dunque possibile fare innovazioni e stabilire nuove regole generali. La Chiesa testimonia la misericordia di Dio a tutti, ma in modi diversi, rispondenti alla situazione in cui le persone si trovano. Ammette alla comunione eucaristica, massima espressione visibile della comunione ecclesiale, quelli che condividono la fede e osservano i comandamenti. Invece ammette alla preghiera comune (in primo luogo alla Messa), all’ascolto della Parola, alle attività caritative e culturali anche i pubblici peccatori e i non cattolici.

- Nel mondo Occidentale abbiamo tantissimo coppie conviventi di cui una parte registrati. Nella “Relatio Synodi” (nr.41) si consiglia di “cogliere gli elementi positivi presenti nei matrimoni civili e, fatte le debite differenze, nelle convivenze”. Allora le convivenze dovrebbero essere trattate come una specie di matrimoni “imperfetti”?

- I conviventi, con o senza registrazione, sono molto più numerosi dei divorziati risposati civilmente. Convivenze e matrimoni civili dei cristiani sono unioni illegittime, contrarie alla volontà del Signore. E’ vero che possono contenere anche valori positivi (amicizia, aiuto reciproco, impegno verso i figli); ma ciò che in se stesso è male non diventa bene, sia pure imperfetto, per il solo fatto che ad esso sono collegati alcuni valori umani autentici. Il rubare non diventa bene se si ruba insieme, se tra i ladri della banda c’è collaborazione, amicizia, solidarietà, reciproco sostegno nel pericolo.

- Tanta gente è rimasta sorpresa che il Sinodo si occupava delle convivenze omosessuali, chiedendosi: “Che cosa c’entrano le convivenze omosessuali con il matrimonio cattolico?” Lei, Eminenza, cosa ne pensa?

- Secondo la Bibbia (cf. Gen 1, 27; 2, 24; Lv 18, 22; 20, 13; Rom 1, 18-32; 1Cor 6, 9-10; 1Tm 1, 8-11) il comportamento omosessuale è estraneo al disegno di Dio creatore e costituisce un grave disordine morale. La condanna non riguarda la tendenza, ma gli atti compiuti liberamente. Si deve comunque rispettare sempre la dignità fondamentale delle persone.

- Ci sono tanti fattori che minano il matrimonio inteso come l’unione di un uomo e una donna: uno di questi è senza dubbio l’ideologia gender che nega l’identità sessuale biologica degli esseri umani. Come possiamo opporci all’imposizione di questa nuova, perversa ideologia che Papa Francesco ha chiamato “colonizzazione ideologica”?

- All’ideologia del gender bisogna contrapporre il valore delle differenze in generale e della differenza sessuale in specie. Solo l’armonia delle differenze (l’unità plurale) è feconda in ogni ambito dell’esistenza, a cominciare dalla generazione ed educazione dei figli. Le differenze consentono di donare e ricevere, di crescere insieme, di sviluppare l’amore reciproco. L’amore autentico rispetta l’altro nella sua alterità e nel rispetto dell’alterità edifica la comunione.

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