NUOVO PATRIARCA DI GERUSALEMME DEI LATINI

Parla S. B. Fouad Twal

Mons. Fouad Twal è il nuovo Patriarca di Gerusalemme dei Latini. Benedetto XVI l’ha nominato a succedere a mons. Michel Sabbah di cui ha accettato la rinuncia al governo pastorale per sopraggiunti limiti d’età. Nato nel 1940 a Madaba, in Giordania, quinto di una famiglia di 9 figli, mons. Twal ha frequentato il seminario a Beit Jala ed è stato ordinato sacerdote nel 1966; ha lavorato cinque anni nel Patriarcato di Gerusalemme dei Latini, prima di essere mandato a Roma per compiere gli studi in diritto canonico ed internazionale. Dal 1977 al 1992, mons. Twal ha prestato servizio diplomatico presso le nunziature apostoliche in Honduras, Egitto, Germania e Perù. Nel 1992 Giovanni Paolo II l’ha nominato vescovo di Tunisi: lì restò tredici anni. In quel periodo mons. Twal ha anche rivestito l’incarico di presidente della Conferenza episcopale regionale del Nord dell’Africa. Nel 2005 è arrivata la sua nomina a coadiutore di Gerusalemme.
Il solenne insediamento del nuovo Patriarca nella Basilica del Santo Sepolcro ha avuto luogo domenica 22 giugno. Il giorno prima, nella basilica del Getsemani, mons. Twal ha ricevuto il pastorale dalle mani del suo predecessore, Michel Sabbah, durante la solenne liturgia di ringraziamento al patriarca uscente. Invece il 24 giugno ha avuto luogo il solenne ingresso nella basilica della Natività a Betlemme. Il nuovo Patriarca di Gerusalemme ha ricevuto il palio in Vaticano dalle mani di Benedetto XVI nella basilica di San Pietro il giorno della solennità di San Pietro e Paolo. In quell’occasione ho intervistato mons. Twal.

Włodzimierz Rędzioch - Dal 22 giugno Lei, Beatitudine, è nuovo Patriarca di Gerusalemme dei Latini. Non tutti sanno che cosa esattamente è il Patriarcato di Gerusalemme. Potrebbe spiegarcelo?

Sua Beatitudine Fouad Twal - Senza spiegare il significato dei Patriarcati nei secoli passati, si può dire che oggi il patriarcato è una diocesi. Di solito in un Paese ci sono più diocesi, invece il nostro Patriarcato copre più stati, cioè Israele, Palestina, Giordania e Cipro. Per di più, a causa del conflitto in atto le comunicazioni sono difficili e questo ci complica la vita. Alcuni religiosi e religiose non possono passare da uno stato all’altro. E’ l’eterno problema dei visti.

- S.B. Sabbah è stato a capo del Patriarcato per vent’anni in un periodo molto difficile e turbolento, lasciando una forte impronta personale sull’azione della Chiesa. Quali invece saranno le priorità della sua missione?

- Io non ho grandi progetti. Voglio fare il vescovo, occuparmi della cura delle anime. Purtroppo, a Gerusalemme, in Terra Santa non si può fare il vescovo senza la croce.

- Gli Israeliani spesso accusavano il suo predecessore di fare politica…

- Sia i politici, sia le autorità religiose si occupano della persona umana. Lo Stato pensa alla sua libertà, ai sui diritti, al suo benessere; la Chiesa si occupa anche di tutte queste cose ma per di più pensa all’anima, al suo benessere spirituale, alla sua dignità. Allora tra le autorità civili e le autorità religiose dovrebbe esserci una collaborazione per il bene della società, ma - può capitare - che loro entrino in conflitto, quando non condividono lo stesso punto di vista.

- Lei, dopo Sua Beatitudine Sabbah, è il secondo Patriarca d’origine araba. Questo fatto può aiutare a capire meglio la locale comunità cattolica?

- E’ normale che siamo più vicini alla comunità locale, alle sue aspirazioni ed anche sue sofferenze. Ma bisogna ricordare che il Patriarcato Latino di Gerusalemme è stato rifondato nel 1847 grazie ai missionari italiani e francesi: dobbiamo essere grati per il loro lavoro e sacrificio. Sono stati anche i missionari che fondarono i seminari dove si è formato il clero locale. Perciò adesso abbiamo tanti sacerdoti arabi che hanno preso le loro responsabilità nella vita della Chiesa.

- Ma non possiamo dimenticare che dai tempi di san Francesco in Terra Santa ci sono i figli spirituali del Poverello d’Assisi. Quali sono i rapporti tra il Patriarcato e la Custodia di Terra Santa, cioè i francescani?

- Prima di tutto bisogna sottolineare che grazie ai francescani che sono stati conservati i luoghi santi cristiani. Oggi i francescani hanno circa 10 parrocchie (sono le parrocchie più importanti), invece il nostro clero ne ha circa 50. Il Patriarca è responsabile della pastorale nella diocesi e nomina anche i parroci francescani che servono nelle parrocchie. Invece, la Custodia di Terra Santa è indipendente per quanto riguarda l’amministrazione e la gestione delle parrocchie e dei luoghi santi. Mi auguro più collaborazione con la Custodia.
Va detto anche che ci sono circa 30 altri ordini religiosi maschili e 73 femminili. Questi ordini religiosi sono una forza ed una ricchezza e ne siamo grati per la loro presenza e testimonianza.

- In Terra Santa ci sono anche tredici Chiese…

- E’ vero. Abbiamo sei Chiese cattoliche, cinque ortodosse, una luterana ed una anglicana. Ogni Chiesa cattolica ha un altro rito, perciò io vedo questa diversità come ricchezza. Abbiamo ottimi rapporti con gli altri cristiani. Ogni anno organizziamo una settimana della preghiera per l’unità dei cristiani. Ci sono anche tante iniziative dove collaborano tutte le Chiese.

- Agli inizi del cristianesimo la Chiesa di Gerusalemme, la Chiesa Madre, era composta dagli ebrei. Oggi gli ebrei cattolici sono una minuscola parte della Chiesa. Qual è il loro ruolo nella vita del Patriarcato?

- Sono circa 300 persone convertite al cristianesimo che vengono da fuori. Non sono ancora ben radicati nella Chiesa, dove la maggioranza dei cattolici è araba palestinese. Purtroppo, il conflitto politico influisce sui rapporti con questo gruppo dei nostri fedeli. A noi, responsabili. tocca di far loro capire che hanno il loro posto nella nostra Chiesa e che il nostro amore non conosce limiti e berriere.

- I cristiani, sia in Israele, sia in Palestina, volente o nolente, sono parte del conflitto in atto. Purtroppo sono una minoranza in Israele, un Paese democratico che orgogliosamente si dichiara “stato ebraico”; sono minoranza pure nella società palestinese musulmana, anche se sono Arabi. Cosa possiamo dire della situazione attuale della minoranza cattolica (e in generale, cristiana) in Terra Santa?

- La situazione non è facile per nessuno e questo causa l’emigrazione dei cattolici e dei cristiani in generale. Emigrano un po’ tutti, anche ebrei e musulmani, ma siccome noi siamo già pochi, allora la nostra preoccupazione è più grande. Ma anche se siamo pochi, ciò non ci crea complessi. I veri credenti in Gesù Cristo sono sempre in minoranza: lo furono nei tempi di Gesù, lo sono anche in Europa e nei Paesi cosiddetti cristiani.

- Lei, Beatitudine, è Patriarca a Gerusalemme. Ma il problema della Città Santa è uno dei più grossi ostacoli sulla strada della pace. La Santa Sede da anni propone la soluzione: lo statuto speciale internazionalmente riconosciuto per la Città Vecchia di Gerusalemme. Condivide questa soluzione?

- Io per vent’anni ho lavorato nella diplomazia della Santa Sede e condivido pienamente il punto di vista della Santa Sede circa la soluzione del problema di Gerusalemme. La Santa Sede propone uno statuto protetto per la Città Vecchia, lasciando alle parti in conflitto i dettagli tecnici per assicurare tale statuto. Il problema è che le parti dovrebbero condividere tale proposta, ma fino ad oggi non sono mai stati d’accordo. Gerusalemme unisce i credenti di tutte le religioni che vengono qui per pregare, e allo stesso tempo divide i credenti delle varie religioni. Per l’amore di Gerusalemme la gente si uccide.

- Si dice che se ci sarà pace a Gerusalemme, ci sarà pace in tutto il Medio Oriente…

- E’ vero. Gerusalemme è il problema dei problemi. Prima di me, Gesù pianse per unificare Gerusalemme e non riuscì. Anch’io piango perché non c’è pace a Gerusalemme. Ma non perdiamo mai la speranza e continuiamo a pregare ed sperare per l’unità e la pace a Gerusalemme.

- Ma Lei, da ex diplomatico nota qualche positivo segnale politico che può portare alla risoluzione del conflitto israelo-palestinese (penso per esempio al presidente Bush che parla apertamente dell’occupazione israeliana delle terre palestinesi o al presidente Sarkozy che vede la soluzione del conflitto nella creazione dello Stato Palestinese con la capitale Gerusalemme)?

- Penso che il mondo intero si renda conto che l’unica soluzione del conflitto è la creazione di due stati entro le frontiere accettabili da tutti con Gerusalemme, capitale di due Stati. Aspettiamo adesso atti concreti e gesti coraggiosi da parte dei dirigenti politici.

- La sua diocesi patriarcale abbraccia non soltanto Israele e Palestina, ma anche Giordania e Cipro. Qual è la realtà della Chiesa cattolica in Giordania, suo Paese natale?

- Grazie a Dio in Giordania abbiamo la stabilità politica. Il Paese che fa la politica moderata, ha rapporti diplomatici con Israele. In questa situazione anche la Chiesa può lavorare bene. La maggioranza dei sacerdoti del Patriarcato viene dalla Giordania e lì abbiamo tante scuole. Da qualche anno arrivano in Giordania tanti profughi iracheni (sono circa un milione) ed è un problema per lo Stato e per la Chiesa.

- Nel mondo ci sono tanti cattolici che sinceramente vorrebbero aiutare i cristiani della Terra Santa. Come farlo?

- La prima forma d’aiuto è la preghiera (noi crediamo nella forza della preghiera). Ci aiutano tanto i pellegrinaggi che arrivano da tutto il mondo. Siamo grati che le Chiese sorelle abbiano il senso di responsabilità verso la Chiesa Madre in Terra Santa dove il cristianesimo ha le sue radici. Siamo grati anche per gli aiuti che ci vengono offerti nel campo sociale, sanitario, educativo. Riceviamo degli aiuti economici – tra l’altro - dalla Caritas Internazionalis e dall’Ordine Equestre del Santo Sepolcro di cui sono diventato Gran Priore. Grazie ai loro finanziamenti possiamo mantenere 44 scuole, dove accogliamo anche i giovani ortodossi e musulmani (vogliamo che le nostre scuole siano anche un luogo di dialogo). Contiamo anche sull’aiuto dei mezzi di comunicazione, che non dovrebbero dimenticare i cristiani nel Medio Oriente. Ma quello di cui abbiamo tanto bisogno è la pace per tutti gli abitanti di Terra Santa.

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