I polacchi che si opposero al nazismo e salvarono gli Ebrei

Redazione Frammenti di Pace, www.frammentidipace.it

Il Senato della Polonia ha varato una legge che vieta ogni definizione dei campi di sterminio nazisti come “campi della morte polacchi”, e proibisce di parlare di responsabilità o complicità dei polacchi nelle tragiche vicende dell’Olocausto.

Benché ancora non operativa, questa legge ha scatenato proteste in tutto il mondo, anche se ricalca le leggi anti negazioniste in vigore in molti Paesi; anche se, dopo aver ascoltato le voci di varie istituzioni, tra cui l’ambasciata di Israele a Varsavia, è stato aggiunto alla legge un articolo che garantisce la libertà di ricerca storica e di espressione artistica.

Nonostante sia noto l’eroismo di tanti polacchi, che hanno pagato con la vita il tentativo di aiutare, nascondere ed assistere gli Ebrei perseguitati, vi sono state diverse manifestazioni di protesta contro ambasciate ed istituti di cultura polacchi.

Quello che però sembra ingiusto e gravemente lesivo per i tanti polacchi uccisi dai nazisti è l’accusa di essere un popolo antisemita e razzista.

Certamente ci sono state in Polonia, come in tutti Paesi non solo europei, persone che hanno sostenuto la propaganda e la persecuzione nazifascista, ma è crudele, antistorico e offensivo per le vittime indicare i polacchi come corresponsabili della Shoah.

I polacchi, al pari degli Ebrei, sono stati tra le vittime più colpite dal genocidio nazista. Non c’è polacco che non conti delle vittime nella propria famiglia.

In tutta la seconda guerra mondiale, durante l’occupazione nazista, la Polonia ha perduto 5 milioni e 623mila suoi concittadini.

Nei campi della morte nazisti sono stati uccisi tre milioni di Ebrei ed altrettanti polacchi.

Accusare i polacchi di essere filonazisti significa offendere e infangare le tombe delle vittime.

Nei confronti degli Ebrei, i polacchi sono coloro che hanno rischiato maggiormente la vita e versato il loro sangue pur di nasconderli e difenderli.

Henryk Schoneker, uno dei sopravvissuti all’Olocausto, diceva che nessuno degli Ebrei che aveva conosciuto si sarebbe salvato senza l’aiuto prestato dai polacchi.

Alcuni diedero il loro aiuto per denaro, altri per altruismo, i più rischiarono la vita per senso di umanità e di protezione nei confronti dei perseguitati.

Durante la guerra, la Polonia come Stato cessò di esistere: la parte occidentale e settentrionale venne inglobata dal Terzo Reich, mentre la parte meridionale e orientale divenne un Governatorato tedesco. Nel territorio del Governatorato, a partire dall’ottobre del 1941, la legislazione vigente era finalizzata ad eliminare ogni aiuto e solidarietà nei confronti degli Ebrei, prevedendo anche la pena di morte per incutere terrore.

I nazisti tedeschi uccidevano senza pietà intere famiglie, come nel caso della famiglia Ulma, composta di otto persone, accusate di aver nascosto alcuni Ebrei per quasi due anni (dal 1942 fino al marzo 1944) in un casale in località Markowa, nei pressi di Lancut.

Molto diffusi i casi di persone che si impegnarono seriamente nel salvataggio degli Ebrei nonostante le loro posizioni ostili d’anteguerra.

Basti ricordare i Francescani di Niepokalanow, nei pressi di Varsavia, i quali, se prima della guerra stampavano pubblicazioni non proprio favorevoli alla popolazione ebraica, già nel dicembre del 1939 offrirono rifugio ad oltre mille Ebrei espulsi dai territori annessi dal Terzo Reich.

I sacerdoti cattolici s’impegnarono in modo quasi miracoloso, distribuendo atti di nascita e di battesimo che permettevano di rilasciare documenti agli Ebrei per scampare al genocidio.

Il governo polacco in esilio, al fine di aiutare gli Ebrei, creò un’organizzazione clandestina: il Consiglio di Soccorso agli Ebrei (nota con il nome in codice di “Zegota”), l’unica di questo genere nei Paesi occupati dai nazisti.

Irena Sendler (1910-2008), nell’ambito dell’attività da lei svolta nella “Zegota”, si assunse l’incarico di salvare i bambini Ebrei, riuscendo a sistemarne quasi 2500 presso famiglie polacche e in vari orfanotrofi, anche presso le chiese cattoliche.

Occorre anche sottolineare che, dalla parte dei concittadini di nazionalità ebraica, si schierarono sia il governo polacco in esilio, sia il movimento clandestino pro-londinese, che rivolse un appello ai polacchi affinché aiutassero gli Ebrei.

In nome dello Stato clandestino della Repubblica di Polonia, Jan Karski allertava gli Alleati britannici e americani sullo sterminio degli Ebrei voluto e realizzato dai nazisti.

Nell’azione di salvataggio degli Ebrei operavano migliaia di cittadini polacchi: sono ben 700 i casi documentati di polacchi che pagarono con la loro vita.

Sono i polacchi il gruppo più numeroso fra coloro che l’Istituto Yad Vashem di Gerusalemme ha riconosciuto come “Giusti fra le Nazioni” per aver salvato gli Ebrei: 6.500 Giusti su 25.700 complessivi, secondo i dati del 2015.

E’ sempre difficile raccontare la storia, soprattutto quando la guerra ha scatenato l’inferno, ma la responsabilità di pochi non può essere confusa con l’eroismo dei più.

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