CENTO ANNI FA, IL PRIMO GENOCIDIO DEL XX SECOLO.

Per non scordarci 1,5 milioni martiri armeni

Włodzimierz Rędzioch parla con Mikayel Minasyan, ambasciatore dell’Armenia presso la Santa Sede

Un secolo fa il governo turco si preparava a compiere il genocidio degli armeni, che cominciò a Costantinopoli il 24 aprile 1915 con gli arresti e la morte di mille intellettuali, giornalisti, artisti e banchieri armeni. La «pulizia etnica» duro dal 1915 al 1922 e il suo principale organizzatore fu Talaat Pascià, il ministro dell’Interno. Alla fine si contavano un milione e mezzo di morti, i beni dagli armeni furono confiscati dallo stato e il loro millenario patrimonio culturale distrutto. Quelli che riuscirono a sopravvivere si dispersero tra il Medio Oriente, il Caucaso, L'Europa e le Americhe. Così si compiva il primo genocidio del XX secolo che divenne un “modello” per la Germania hitleriana per organizzare lo stermino di ebrei, e per le altre pulizie etniche perpetrate nel XX secolo. Perciò abbiamo il dovere della memoria perché i genocidi dimenticati e non puniti incoraggiano gli Erodi di oggi di compiere nuove stragi.

Per rievocare quei tragici fatti in occasione dell’anniversario del genocidio degli armeni ho incontrato Mikayel Minasyan, ambasciatore della Repubblica d’Armenia presso la Santa Sede.

WŁODZIMIERZ RĘDZIOCH: – Un secolo fa il governo turco, detto dei “Giovani Turchi”, dava il via al genocidio degli Armeni. Cosa bisogna sapere di questo primo genocidio del XX secolo?

MIKAYEL MINASYAN: – La feroce persecuzione nei confronti degli armeni dell'Impero ottomano, una delle popolazioni autoctone dell'Anatolia, dalla storia millenaria ed dalla cultura ricchissima, si può retrodatare di qualche decennio, e precisamente ai brutali massacri messi in atto sotto il regno del Sultano Abdul Hamid II. Secondo le stime degli storici, furono più di 400 mila gli armeni che perirono nell'ultimo decennio del secolo. Era in gioco la modernizzazione dell'Impero ottomano e gli armeni erano tra gli elementi che appoggiavano e incoraggiavano di più i cambiamenti. L'arrivo al potere dei "Giovani Turchi" fu salutato dai circoli intellettuali, economici e politici armeni come una vera rivoluzione capace di rinnovare l'Impero e di avviarlo verso la strada delle riforme e della monarchia costituzionale. È solo con il tempo che si è scoperto il vero progetto del Comitato dell'Unione e Progresso, il nome ufficiale del partito dei "Giovani Turchi". Accecato dal nazionalismo più pericoloso, il vertice del partito, guidato dai triumviri Talaat, Gemal ed Enver approfittò dello scoppio della guerra nel 1914, per ripulire l'Anatolia dei cristiani, in particolar modo degli armeni. Fu una deliberata azione volta a sterminare il popolo armeno, pianificata nei minimi dettagli e messa in opera grazie anche all'apporto di nuove tecnologie quali il telegrafo ed il sistema ferroviario. Prima, all'inizio della primavera del 1915, furono soppressi gli uomini di età giovane, chiamati alle armi per ragioni di guerra. Segui l'élite politica, economica ed intellettuale a Costantinopoli, arrestata in massa il 24 aprile. Di li a poco iniziarono le deportazioni di donne, anziani e bambini verso il deserto della Siria accompagnati da stupri, massacri ed epidemie. Nel maggio del 1915 i governi di Russia, Inghilterra e Francia decretarono che quanto stava accadendo agli armeni equivaleva a "nuovi crimini della Turchia contro l'umanità e la civiltà". Nemmeno gli interventi diplomatici degli Stati Uniti e del Papa Benedetto XV in persona, che inviò vari appelli al Sultano Maometto V a favore degli armeni, riuscirono a fermare la macchina infernale del genocidio.

– Qual era il bilancio del genocidio?

– A guerra finita si contavano un milione e mezzo di morti, mentre i sopravvissuti si dispersero tra il Medio Oriente, il Caucaso, L'Europa e le Americhe. I beni lasciati dagli armeni furono confiscati dallo stato con il pretesto che fossero rimasti senza reclamo e il patrimonio culturale fu vandalizzato e distrutto. Quando si parla del primo genocidio del XX secolo è perché dal punto di vista organizzativo e tecnologico divenne un triste prototipo per simili sciagure dell'umanità verificatesi nel corso del XX secolo e che purtroppo vediamo ritornare in quella regione anche in questi giorni.

– Come mai da un secolo le autorità turche, dal laico Ataturk all’islamico Erdogan di oggi, non soltanto non vogliono riconoscere il genocidio ma lo negano decisamente?

– Credo che a chiederselo sia il mondo intero. Bisognerebbe forse domandarlo ai governi turchi. L'evidenza storica è innegabile. Nessuno storico serio oggigiorno metterebbe in discussione la questione. La "Associazione Internazionale degli Studiosi di Genocidio", che raggruppa le massime autorità accademiche in questo specifico campo, ha pure espresso la propria posizione al governo turco nel 2005 attraverso una lettera aperta, purtroppo rimasta inascoltata da Ankara.
La mano tesa dal governo armeno rimane pure non corrisposta. Il Presidente Sargsyan, in un gesto di grande importanza, ha inviato l’anno scorso il Ministro degli Esteri Eduard Nalbandyan ad Ankara all’inaugurazione del Presidente Erdogan e lo ha invitato a Yerevan per il centenario del genocidio. Sarebbe stata un’occasione storica unica per la riconciliazione tra i due popoli, ma purtroppo non abbiamo mai ricevuto alcuna risposta in merito.
Il Presidente Erdogan e il suo governo hanno prediletto la strada delle dichiarazioni tese a sviare l’attenzione della comunità internazionale ed a continuare a mettere, dietro espressioni di cordoglio, il carnefice sullo stesso piano della vittima, proseguendo dunque la tradizionale politica turca della negazione. Inoltre, con un gesto che lascia interdetti, il Presidente Sargsyan, senza ricevere alcuna risposta al proprio invito rivolto al Presidente Erdogan, è stato ufficialmente invitato da quest’ultimo a prendere parte alle celebrazioni della battaglia di Gallipoli nello stesso giorno, il 24 di aprile, in cui saranno ricordate il milione e mezzo di vittime armene in Armenia e in tutto il mondo.

– Lo storico francese, Yves Ternon, afferma che la più subdola manovra di negare il genocidio armeno è di “accusare gli Armeni di contestare “l’unicità’ del genocidio degli ebrei”. Come mai si tenta di contrapporre la Shoah al genocidio armeno, ridotto all’olocausto di “seconda categoria”?

– Il genocidio cui fu sottoposto il popolo ebraico è senza dubbio una delle pagine più drammatiche e crudeli dell’intera storia umana. Proprio alcuni giorni fa, nel suo messaggio in occasione della Giornata Internazionale della Memoria, il Presidente armeno ha dichiarato che Rendere omaggio alle vittime dell'Olocausto e la condanna di questo crimine è rilevante fino a quando varie espressioni di odio e di intolleranza basati su origine nazionale o razziale, e religiosa continuano a riapparire e fino a quando la minaccia di ripetersi di tali crimini contro l'umanità sparirà".
Il popolo armeno che quest’anno commemora il centenario del genocidio condivide più che mai il dolore del popolo ebraico. L’Armenia ha riaffermato continuamente il proprio impegno ad agire congiuntamente nella direzione della prevenzione del crimine del genocidio, con la determinazione di dire “mai più!”. Il genocidio è un crimine indescrivibile, cui furono sottoposti i nostri due popoli antichi. Questo dolore unisce le nostre due realtà e non ci possono essere altre letture di questo fenomeno.

– Come le autorità armene vogliono commemorare il 100 anniversario del genocidio.

– Gli eventi commemorativi del centenario del genocidio armeno verteranno attorno a quattro principi fondamentali.
Il primo di essi è la memoria. Una memoria impossibile da cancellare e che sarà trasmessa di generazione in generazione. Una memoria che riveste un’ importanza non solo per gli armeni, ma per l’umanità intera, affinché simili crimini non si ripetano mai più.
Il secondo principio è la gratitudine verso quelle persone, quei popoli e quelli stati che negli anni del genocidio e immediatamente dopo hanno accolto gli armeni sopravissuti, salvandoli dall’annientamento definitivo.
Segue il terzo principio della lotta internazionale per la condanna dei genocidi. La nazione armena, che ha sperimentato le feroci conseguenze del genocidio, ha una sua missione nella prevenzione e nella condanna dei genocidi in ambito internazionale.
L’ultimo principio è la rinascita. Dopo l’eccidio organizzato di una parte della nazione, gli armeni sono riusciti a rinascere, come popolo e anche come stato sovrano. Hanno combattuto la seconda guerra mondiale, fossero nell’esercito sovietico o nelle unità clandestine francesi, sono riusciti a lasciare un loro segno nella lotta contro il fascismo ed il nazismo. Ovunque siano sparsi, hanno saputo dare il miglior esempio dell’integrazione e del contributo nelle svariate sfere professionali ai paesi che li hanno accolti e alla loro madre patria.
Saranno questi principi, ecco, ad ispirare le numerose manifestazioni che si svolgeranno quest’anno sia in Armenia che nei vari angoli del mondo, dovunque ci siano armeni, sparsi a seguito del genocidio.

„Niedziela” 16/2015

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