CARD. ANDRZEJ MARIA DESKUR, L’UOMO CHE HA INTRODOTTO LA CHIESA NEL MONDO DELLE COMUNICAZIONI SOCIALI

Włodzimierz Rędzioch parla con Angelo Scelzo, vicedirettore della Sala Stampa vaticana,autore del libro “La penna di Pietro”

Angelo Scelzo è un uomo che come pochi conosce i media vaticani degli ultimi decenni: prima era vicedirettore del giornale della Santa Sede L’Osservatore Romano, successivamente direttore dell’agenzia Fides della Congregazione per l'Evangelizzazione dei Popoli, responsabile dell’Ufficio comunicazione del Grande Giubileo del 2000, poi per tredici anni sottosegretario del Pontificio Consiglio delle comunicazioni sociali, e dal 2013 vicedirettore della Sala Stampa vaticana. L’anno scorso Scelzo ha deciso di raccontare cinquant’anni di comunicazione della Santa Sede in un libro intitolato significativamente “La penna di Pietro”.

Nel suo dettagliato libro, particolarmente nei primi capitoli, appare spesso il nome di Andrzej Maria Deskur, monsignore polacco che dal 1952 lavorava nella Curia Romana. Il card. Deskur è passato alla storia come “amico di Giovanni Paolo II” ma non bisogna scordare il suo ruolo fondamentale nell’introdurre la Chiesa nel mondo della comunicazioni sociali. Di questo ho parlato con Angelo Scelzo.

WŁODZIMIERZ RĘDZIOCH - Il nome di Deskur è legato al mondo delle comunicazioni già sotto il pontificato di Pio XII (non tutti sanno che Papa Pacelli è l’autore dell’Enciclica “Miranda Prorsus” – “Le meravigliose invenzioni”, e intervenne 89 volte su cinema, radio, televisione e stampa). Che cosa faceva esattamente il giovane Monsignore in quei tempi?

ANGELO SCELZO - A leggere dai primi passi l’evoluzione del mondo della comunicazione in Vaticano, il nome di mons. Andrea Deskur è come la grande traccia di un cammino che, in poco tempo, e attraverso il passaggio fondamentale del Concilio Vaticano II ha portato davvero lontano, fino all’epoca della rivoluzione digitale.
Il mondo vaticano di Andrea Deskur può essere simboleggiato da Palazzo San Carlo, dove ha abitato fino alla morte, ma all’interno del quale, negli uffici a piano terra, si è sviluppata tutta la storia del massimo organismo dei media vaticani, il Dicastero delle Comunicazioni Sociali. Pochi organismi della Santa hanno cambiato nome in maniera così frequente come questo , a riprova della sua continua evoluzione e del suo costante aggiornamento per venire incontro alle mutate esigenze del settore. Ebbene Deskur ha vissuto, e da protagonista, tutti i diversi passaggi, a partire dalla nascita stessa dell’organismo, istituito da Pio XII, come . Siamo agli albori del Dicastero, ma già troviamo tra i fondatori, il coltissimo monsignore, primo tra i polacchi ad approdare in Vaticano.

- Il secondo decreto del Concilio Vaticano II, “Inter Mirifica”, riguarda gli strumenti di comunicazione sociale. Qual era il ruolo di mons. Deskur nella preparazione di questo documento?

- Il ruolo di mons. Deskur nella preparazione e poi nell’approvazione dell’Inter Mirifica fu determinante. Di quel documento può dirsi il padre spirituale, ma non solo, poiché il suo impegno operativo fu notevolissimo. Come segretario della Commissione incaricata di preparare il testo fu attivissimo innanzitutto nel fare in modo che il tema stesso della comunicazioni sociali venisse introdotto ufficialmente nei lavori conciliari. Non si trattò di un impegno lieve, poiché la maggioranza dei padri conciliari erav più propensa a delegare la trattazione dell’argomento a una commissione di curia. Mons. Dekur non si rassegnò a vedere derubricato il tema dei media e riuscì, contando anche sulla propria influenza personale, a convincere i padri conciliari ad accettare che il tema dei media varcasse la solenne Aula conciliare. Non minore fu il suo impegno per la stesura, passata attraverso moltissime revisioni, del testo finale.

- Nel 1973 mons. Deskur è stato nominato Presidente della Pontificia Commissione (ora Consiglio) per le Comunicazioni Sociali. Cosa possiamo dire della sua intensa attività a capo di tale dicastero?

- I primi anni della presidenza Deskur hanno costituito il fondamento del cammino del Pontificio Consiglio verso l’era moderna della comunicazione. E’ stata importante soprattutto la dimensione internazionale che ha fatto in modo che la comunicazione diventasse una risorsa pastorale attiva e importante del mondo ecclesiale, proiettato anche all’esterno. La sua visione è stata sempre aperta e proiettata su orizzonti vasti. Ha dato impulso a una serie di attività che ancora oggi segnano l’atteggiamento della Chiesa nei confronti dei media. In particolare si deve a lui l’inizio delle trasmissioni in mondovisione. Non solo un fatrto tecnico importante, ma anche un evento pastorale significativo, poiché le trasmissioni si indirizzavano per la prima volta verso i Paesi poveri, con l’aiuto diretto e il sostegno anche economico del Pontificio Consiglio delle Comunicazioni Sociali.

- Mons. Deskur nel 1978 ha avuto gravi problemi di salute che lo hanno ridotto alla sedia a rotelle. Per questo motivo Giovanni Paolo II l’ha nominato Presidente emerito della Pontificia Commissione per le Comunicazioni Sociali. Cosa faceva, da emerito, mons. Deskur che nel 1985 è stato elevato alla dignità cardinalizia?

- Né la malattia, né i limiti di età hanno mai influito sul fatto che Deskur rimanesse sempre il primo punto di riferimento del Pontificio Consiglio delle Comunicazioni Sociali. Tutti hanno continuato a riconoscergli il ruolo di un vero e proprio fondatore. Quando è stato creato cardinale, si è trattato di un grande riconoscimento non solo personale ma di tutto il lavoro del Dicastero. Del resto ogni giorno, di prima mattina, prima dell’inizio dei lavori, i Superiori del Pontificio Consiglio – particolarmente il defunto cardinale Foley , il segretario, l’arcivescovo Pierfranco Pastore e il sottoscritto – si recavano da lui per una breve colazione che aveva anche il compito di cogliere suggerimenti, verificare le linee del lavoro, confrontare gli impegni futuri. Era un momento di partecipazione ma anche di cordiale allegria, per le doti non solo di grande comunicatore, ma per la raffinata ironia di cui era dotato.

- Guardando dalla prospettiva dell’ultimo mezzo secolo, qual era il contributo del card. Deskur nell’introdurre la Chiesa nel mondo dei mass media?

- Un contributo veramente grande e direi impareggiabile, se confrontato alle acquisizioni moderne delòla comunicazione vaticana. Più che un pioniere, il card. Deskur può essere considerato come un padre fondatore, al quale tutti continuiamo ad essere grati.

„Niedziela” 9/2015

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